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Quadro macroeconomico

29/01/2010

Quadro Macroeconomico

Secondo la World Bank la crisi sta lasciando il posto ad una modesta ripresa che però potrebbe perdere slancio e forza nel caso in cui i Governi ritirino gli stimoli troppo rapidamente. L’IMF ha alzato le proprie previsioni di crescita globale per l’anno 2009 al 3,9% dal precedente 3,1% indicato ad ottobre 2009. Confermata dal Fondo Monetario Internazionale la crescita per il 2011 in misura pari al 4,2%.

 

Uno dei temi che hanno interessato il mercato è stato quello legato alle politiche di rimozione degli stimoli sino ad ora concessi da parte dei Governi e delle autorità monetarie (cosidetta "exit strategy"). Si segnala a tale proposito in Cina un aumento della richiesta di riserve alle banche da parte della Banca Centrale in misura pari a 50 bp circa. La Banca Centrale della Cina ha inoltre drenato liquidità, aumentato il rendimento dei titoli a 1 anno ed ha richiesto ad alcune banche di limitare i prestiti. In sostanza il Governo cinese sta cercando di contenere la crescita. Del resto i dati macro del Paese hanno evidenziato a dicembre una crescita del GDP (anno su anno) per il IV trimestre del 10,7% , retail sales (vendite al dettaglio a dicembre) in salita del +17,5% ed una produzione industriale a dicembre in crescita del 18,5%.

 

Dal punto di vista macro i dati USA hanno mostrato indicazioni miste. Positivi i dati sul settore delle imprese, mentre sono risultati deludenti quelli sui consumi. In termini di crescita dei prezzi si registra un rialzo dell’inflazione, che in dicembre si è portata al 2,7% negli USA ed allo 0,9% in zona Euro. Il rialzo è guidato prevalentemente dagli effetti-base connessi all’andamento dei prezzi dell’energia. Le pressioni sull’inflazione core (al netto delle componenti maggiormente volatili : alimentari ed energia) rimangono però molto contenute e non costituiscono un motivo di preoccupazione per le Banche Centrali.

 

Gli indicatori ciclici relativi al settore industriale confermano la prosecuzione della ripresa. La produzione industriale in USA è infatti salita dello 0,6% in dicembre, segnando il sesto incremento mensile consecutivo. Tale dato conferma le indicazioni fornite dal dato sulle scorte (in risalita per il secondo mese consecutivo) ed indica che le imprese stanno riavviando al produzione in risposta ai segnali di ripresa della domanda, sia interna che estera. Il miglioramento della fiducia delle imprese evidenziato dall’indice Empire Manufacturing in gennaio (particolarmente forte soprattutto nella voce relativa ai nuovi ordini) segnala che la ripresa è destinata a continuare nei prossimi mesi.

 

In sostanza si sta avviando una ripresa economica senza spinte inflattive. I livelli estremamente bassi di capacità utilizzata impediranno infatti l’emergere di pressioni sull’inflazione core, la cui tendenza rimarrà per larga parte dell’anno orientata verso il basso. Ciò consentirà alla Fed di mantenere i tassi fermi per larga parte dell’anno.

 

A fine mese è stato diffuso il dato sul PIL americano. In Usa, l'economia statunitense è cresciuta nell'ultimo trimestre ad un ritmo più rapido delle aspettative, il migliore tasso da oltre sei anni, grazie anche ad una riduzione delle scorte da parte delle aziende meno marcata delle attese. Secondo i dati del dipartimento del Commercio, il Pil nel 4Q09 è migliorato del 5,7%, il tasso più elevato dal terzo trimestre 2003, dopo il +2,2% dei tre mesi precedenti. La crescita è stata sostenuta da un netto rallentamento nel processo di liquidazione delle scorte. Escludendo il fattore scorte, l'economia è cresciuta del 2,2%, in accelerazione rispetto al +1,5% del trimestre precedente.

 

Dal punto di vista immobiliare emergono dei segnali di stabilizzazione nei paesi sviluppati e permangono timori per il rischio di bolle in alcuni paesi emergenti. In particolare in Cina i prezzi medi delle case registrano dal 2008 apprezzamenti pari al 68% circa dal 2008 e le autorità appaiono preoccupate per l’eccessiva attività di finanziamento da parte delle banche. Le banche cinesi hanno erogato 14,6 billion di dollari di nuovi mutui nel 2009 con una crescita pari a +1600% rispetto al 2008. In America i foreclosure (pignoramenti) hanno evidenziato nel 2009 una crescita pari a +28% nel 2009 rispetto al 2008 dato ancora peggiore se non vi fossero stati gli interventi statali.